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Sull'Articolo Campania - Italy
Napoli nostalgica di aniello - a41081a@yahoo.com (é stato visto 921 volte)

Renato Simoni scrisse argutamente che i Napoletani sospiravano per nostalgia di quanto possedevano: il sole, la luna, il mare, l’ amore delle donne. Sembrò un paradosso; ma paradosso non era.
Anzitutto sbaglia in pieno chi crede che il napoletano sia un uomo allegro e ridanciano, sempre pronto al chiasso, alla burla, alle allegre partite con amici e con fanciulle; il napoletano, come, in genere, tutti gli orientali, ha nel fondo del suo animo, predominante, la malinconia.
Malinconia, si noti, non tristezza, che è tutt' altra cosa: e in quanto alla definizione di «orientali», fu Edoardo Scarfoglio che scrisse essere Napoli la prima delle città orientali ed aggiunse, celiando, «ma non possiede il quartiere occidentale».
Poniamo mente all'etimo del vocabolo «nostalgia»:Nostou àlgos.' sofferenza per il ritorno, alla lettera, sofferenza per quel che si è lasciato, in senso più metaforico. Uno strano dolore; un sentimento che si colloca nel fondo del cuore, vi resta, affiora, pare scompaia nell'ondeggiare dei casi della vita, per poi riapparire a galla quando meno tè lo aspetti e meno lo paventi.
I Napoletani non sono nostalgici dei beni che posseggono: hanno paura di perderli, quei beni, e ne hanno principalmente paura coloro i quali sanno che la vita, presto o tardi, li porterà lontano dalla terra nella quale sono nati, nella quale avrebbero voluto vivere in eterno, senza inseguire la fortuna o, più modestamente, il sostentamento di una grama vita sotto altri deli. Il napoletano San Tommaso d'Aquino definì la felicità «il tranquillo possesso di un bene senza timore di perderlo».
Quelli cui il corso dell'esistenza ha imposto questa migrazione, la nostalgia la portano nel loro bagaglio, e non è a credere, come molti imputano ai Napoletani, e specie ai Napoletani emigrati, che sia un sentimento esagerato e retorico, superfluo e demoralizzante, perché Napoli è veramente una città unica al mondo, diffìcile da capire e insostituibile nel cuore con qualsiasi altra città, anche se quest'altra ti abbia accolto con animo aperto e ti abbia offerto un'esistenza di agiatezza e qualche volta di lusso che mai Napoli ti avrebbe potuto concedere.


E lo strano è che stranieri, fermatisi nella città partenopea per ragioni di lavoro anche per pochi anni, a meno che non si tratti di persone sciocche, traviate da preconcetti e legate ad usi e costumi del loro paese, quando sono costretti a lasciarla, questa terra, della quale un malvezzo ironico dice spesso male, se ne allontanano dolenti e provano anch'essi la nostalgia di Napoli: una nostalgia che non li abbandonerà mai. Esiste un mal d'Africa come esiste un mal di Napoli.
Perché gli esploratori e gli africanisti in genere, attendono ansiosamente il momento di ritornare tra le dune del Sahara, nelle foreste tropicali, sui fiumi immensi, tra pericoli e disagi d'ogni genere?
Perché da quella terra emana un fascino sottile del quale le loro anime si sono, senza avvedersene, permeate. Così è Napoli.
Giorno dopo giorno, ora dopo ora, Napoli conquista chi ravvicina, e come un'amante molto amata, affonda nel cuore radici di ricordi che il tempo non riuscirà a svellere.
Erra chi dice che sia una città facile, una città dove recarsi a cercare svago e oblio.
Napoli è, in quella vece, una città intensa, non mai riposante, ma sempre esaltante; confortatrice a volte, molto più spesso seducente, di una seduzione predominante. Questo è avvenuto e avviene non solo ad occasionali visitatori, ma anche ad uomini di altissimo ingegno e di pro fonda sensibilità.
Comporre un elenco dei viaggiatori, dei poeti che hanno esaltato Napoli sarebbe noioso, inutile e fuor di luogo. Ma come non ricordare, tra i tanti Cervantes e Goethe, il presidente de Brosses, Stendhai e Giosuè Carducci, i quali hanno fatto in Napoli breve o lunga dimora, ma non l'hanno dimenticata mai?
Se Cervantes, con ampollosità spagnola, la de finiva «gloria del mondo», Goethe, che ne penetrò tutta l'essenza, ritornava anche vecchio con il pensiero alla bella terra nella quale era capitato e in cui aveva trascorso un'intensa ed esaltante dimora.

Tutte le persone che abbiano sensibilità di cuore riprovano le sensazioni che, sin dal tempo greco, il luogo suscitava in chi vi dimorava.
Nel 1539 un famoso commentatore di Dante, Bernardino Dainello, trovava il sito meraviglioso e il più bello che potesse mai vedersi perché, aggiungeva, «io non ho veduto città ch'abbia da un lato il monte e dall'altro le batti il mare come fa questa». Poi aggiungeva, scherzosamente, che la natura, per non avere rimbrotti dalle altre città, peggio trattate, aveva rimediato dando questo paradiso ad abitare ai diavoli.
Che sarebbero stati i Napoletani.
Facezia letteraria, questa, che i Napoletani non prendono sul serio, mentre si compiacciono al grido di stupore del Dainello stesso, arrivato sul Golfo e incan fatasi innanzi alla morbidezza delle linee delle verdi colline che digradano lentamente nelle acque, alla dolcezza delle forme del Vulcano, che chiude da un lato lì Golfo, alle sfumature straordinarie del mare che da azzurro diventa di opale nel tramonto, quand'anche non si tinga di quel colore purpureo che Omero esaltò nel mito.
E come dimenticare l’amabilità della temperie, l'allegrezza della pioggia violenta alla quale segue sempre il glorioso azzurro di uno squarcio di 'cielo? A Napoli il piovere non è l'uggioso scendere dall'alto di un 'acqua lunga, nera, triste, che bagna e aduggia i corpi e lo spirito; a Napoli la pioggia è uno scroscio vivo, è un 'acqua chiara che il ciclo getta giù sulla città benedetta alla quale, poi, quasi a chiedere scusa, invia il calore dello sfolgorante sole.
E come, in una torrida giornata continentale, non ricordare i freschi venticelli che aliano la città nel colmo dell'estate rinfrancando gli spiriti e i corpi? Quando ad esempio il marchese Caracciolo di Vico (uno dei pochi napoletani attirati dalla riforma protestante) fuggì da Napoli e riparò a Ginevra, provò violenta nel cuore la nostalgia della città perduta. E fu tra i primi emigrati ad accusare quello struggimento che poi affiorerà in tanti napoletani, a Brookiyn o in Rhodesia, in Australia o nelle miniere del Belgio, ieri e oggi, avversa o propizia loro la fortuna.

Links a Siti Importanti:
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